Viaggio in Sicilia 1891

dello scrittore francese Renè Bazin

Renè Bazin nel suo viaggio in Sicilia avvenuto nel 1891 e nel suo libro pubblicato nel 1892, descrive con vividezza la Sicilia di fine Ottocento, offrendo uno sguardo dettagliato sui paesaggi, le città, le tradizioni e la vita quotidiana degli abitanti.

Bazin si sofferma a descrivere la bellezza dei paesaggi siciliani di quel tempo, egli racconta delle campagne assolate, delle colline ricoperte di ulivi e agrumeti e delle coste bagnate da un mare cristallino. Il paesaggio siciliano gli appare come un mosaico di colori e profumi intensi.

Lo scrittore visita diverse città, tra cui Palermo e ne racconta il fascino architettonico e storico e si sofferma sugli influssi arabi e normanni presenti nei palazzi e nelle chiese della città.

Image

E proprio a Palermo, visitando il Parco d'Orleans scrive: “... una serie di scale di ferro esterne scendono fino ai piedi del palazzo, nel parco. Il primo cespuglio che scorgo è tutto stellato d’azzurro. Siccome sono in pieno paese di fiaba, lo chiamo con disinvoltura un gelsomino blu. E lo è forse, se ne esistono. Riconosco delle palme, alte quanto quelle di Tunisi, fasci di bambù, liane fiorite. I vialetti girano in mezzo ad una piccola foresta di essenze rare. Un gruppo di alberi la domina. Sono enormi, con i tronchi nodosi e contorti, i rami piegati a spaccature, con le foglie carnose che formano larghe onde.”

image

E poi, seguì il consiglio di chi gli disse: “ ... Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico. Lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare. Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice.... “ “... Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze. Figuratevi una banchina lunghissima e larghissima, leggermente arcuata per seguire la curva della riva, piantata di alberi, le carrozze vanno e vengono, e riprendono il passo quando si sentono le prime battute di un valzer o di una mazurka, ...”

Bazin descrive con interesse le abitudini degli abitanti della Sicilia, dal lavoro nei campi alla vita nei mercati, fino alle festività religiose. Racconta delle processioni e delle celebrazioni popolari, sottolineando la forte spiritualità della popolazione.

Durante il viaggio, Bazin sperimenta l’accoglienza calorosa dei siciliani, racconta di incontri con pastori, contadini e nobili locali, mettendo in risalto il forte senso di ospitalità che caratterizza l’isola, “una terra in cui splendono i colori, parlano le pietre e stupiscono le stelle” e si scopre il senso di un’irripetibile felicità.